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Articolo 15

Il sentimento della vergogna

Quante volte ti è capitato di dire: "Non lo faccio perché mi vergogno"? Quando diciamo di vergognarci, a cosa ci stiamo riferendo? I significati attribuiti a questa parola sono molteplici, per ciascuno di noi la vergogna ha un significato personalissimo ed è importante capire quale.

Riconosciamo due grandi aree innanzitutto in cui questo sentimento si manifesta e riguardano nello specifico il corpo e la moralità.
Per quanto riguarda il corpo, il proprio aspetto fisico, parlando di vergogna ci riferiamo ad una insicurezza riguardo alcune parti del corpo che non ti piacciono: i difetti sono il focus su cui la tua attenzione si concentra e quando ti appresti ad un incontro non sei una persona nella sua globalità, ma un grande naso, un fondoschiena troppo grande, una pancia troppo prominente; sei completatamene identificato con il tuo difetto e ciò ti induce a faticosi tentativi di mascheramento oltre che occupare la tua mente generando eccessiva preoccupazione. L'agitazione che ne scaturisce potrebbe indurti a decidere di rinunciare, questo è un vero peccato! Èora di provare a fare diversamente, cioè di pensarti nella tua globalità, evitando, ogni volta che ti guardi allo specchio, di fissare il tuo sguardo sulle zone del corpo che non ti piacciono, ma di guardare al tuo fisico come un insieme di parti. Soprattutto prova a valutare quanto TU osservi o critichi le imperfezioni degli altri e prova in questo caso ad osservare quanto di piacevole c'è in una persona nella quale rilevi dei difetti.

Fino a quando attribuirai eccessiva importanza ai tuoi difetti fisici non riuscirai a relazionarti con gli altri se non attraverso il timore che questi possano criticarti. Non possiamo piacere a tutti così come non possono andarci bene tutti e quindi quando sentiamo che stiamo cedendo al timore del giudizio prendiamoci per mano come si prenderebbe per mano un bambino che ha paura di essere rifiutato, accompagniamoci amorevolmente verso il nostro incontro forti dei nostri pregi sapendo che un rifiuto non può toglierci nulla di ciò che abbiamo, né i pregi né i difetti: continuiamo ad essere la persona che abbiamo deciso di essere. Qualcuno vede invece nella timidezza un altro modo di vergognarsi, quando qualcuno si definisce timido solitamente lo fa in una accezione negativa, ma perché? Chi dice che la timidezza è un limite? Talvolta qualcuno mi chiede come fare a vincere la timidezza, e allora io chiedo a queste persone di spiegarmi cosa questo sentimento impedisce loro di fare. Se è una questione di agitazione limitante ed invalidante le relazioni sociali allora si lavora con delle tecniche di rilassamento basate sulla respirazione e attraverso l'evocazione di immagini rilassanti, ma il più delle volte il motivo non è questo. La timidezza è un ospite indesiderato perché socialmente il dictat odierno è: essere "smart", sicuri di sé, simpatici, estremamente socievoli e gioviali, insomma tutti dovremmo essere dei P.R. nati!

Per qualcuno non essere così è un limite e quindi il paradosso sta nel fatto di vergognarsi di essere timido, considerando questo sentimento qualcosa che può causare solitudine: una persona timida è una persona a cui manca la capacità di socializzare.

In questo caso il mio intervento è mirato ad accettare questo aspetto della propria personalità, considerandolo un tratto caratteriale non un limite invalidante, ma la manifestazione di un legittimo e saggio bisogno di sicurezza prima di aprirsi e di esporsi all'altro. Consiglio sempre di non forzarsi, ma di imparare a rispettare i propri tempi e le proprie esigenze, tenendo a mente che ciascuno è libero di scegliere le modalità di apertura verso l'altro. In una società dove tutto è omologato e volge verso l'esterno è necessario considerare il pudore, la timidezza la riservatezza e la salvaguardia della propria intimità come dei valori che ci aiutano a tutelare la nostra individualità, la nostra unicità. Oggi essere spudorati o svergognati non è più qualcosa da giudicare immorale ma ciò non significa che tutti dobbiamo essere tali. La paura principale che si cela dietro alla vergogna è il timore di esclusione ed emarginazione da un gruppo sociale di appartenenza. Ci mette in guardia davanti al rischio di essere giudicati inadeguati, incapaci ai propri occhi o a quelli di persone ritenute importanti e tale giudizio è una minaccia verso l'immagine e la stima che l'individuo ha di sé.

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